mercoledì 26 settembre 2007

DA GIANFRANCO FINI IN NERO COOP.

Quando il trasformismo giornalistico paga.
PASSIGNANO - Per intervistare Piero Fassino alla Festa dell'Unità ho preferito una camicetta ampia sulle spalle e di seta rosa di Fornarina, con disegni orientali da Geisha e pantaloni bianco alla Dc. Per chiedere a Rosy Bindi come sarebbe stato un piddì al femminile ero in blu navy (forzatamente perché colta alla sprovvista durante un barboso consiglio comunale) ma per l'appuntamento della sera avevo pensato di aggiungere una giacchetta a quadri marrone, striminzita, sgualcita e volutamente sbiadita di Compagnia Italiana. Sarebbe stato un pò il mio ideale di famiglia italiana.
Gianfranco Fini non se l'è lasciato mettere il microfono sotto il bavero dalla sottoscritta, ma per l'impresa mi ero premunita. Giacca nera di Armani, taglio minimalista e un pò maschile, come l'homo tricolore, maglia a strisce "vedo bianco o vedo nero", mutanda forzista cioé azzurra e borsa craxiana della linea povera di "Coccinelle". Cosa c'entra Bettino Craxi? Il ristorante dove Fini ha incontrato i giornalisti (quelli bravi e veri s'intende), il "Quattro camini", è a due passi da piazzetta "Bettino Craxi", l'unica finora al Trasimeno e in tutta l'Umbria.

La penna, però l'ammetto era della Coop.
Una penna rossa e argento, dalla forma tonda e dalla punta morbida. Perché essere obiettivi, in fondo, non è difficile. E' una questione di colore e non di fede.