martedì 29 aprile 2008

CACCIA AL COGLIONE A CASTIGLIONE DELLA PESCAIA

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA - Che sia una località "carina" non ci sono dubbi, forse come tante "signore" degli anni d'oro s'è adagiata sugli allori di una fama passata. Così sembra Castiglione della Pescaia, con le sue vetrinette da gente del fine settimana, i suoi negozi dal gusto anni '80 e le sue case un pò consumate, il borgo antico assediato da locali con le sedie e i tavoli arrampicate sui vicoli, e certi commercianti di una volta che pensano ancora di poter spennare i turisti. E invece si sono trovati davanti due rompipa**e con il sassolino nella scarpa.

Cronaca di un fine settimana festareccio in una località simil-turistica, alle prese con le truffe al bancone e scontrini gonfiati.
Due raggiri in 24 ore sono decisamente troppi, non credete? I due simil vacanzieri non mettono ancora piede nella località, scelta per farsi due giorni di relax, che arriva la prima delusione: un piatto di tre crostini con il sugo unto che i ristoratori vorrebbero far digerire due euro di più. Volete nomi e cognomi? Ristorante Imposto. I gestori parlano nordico, le due cameriere toscano, una di queste sbaglia tutti i numeri dei tavoli (a noi ne dà due, pensando che il tavolo ne fosse sprovvisto). Dopo dieci minuti dall'arrivo dell'antipasto unto, l'altra cameriera si accorge che non abbiamo neanche l'acqua ordinata. Passano 40 minuti e la domanda della prima ragazza in servizio - quella esaurita dei numeri - ci fa capire che dovremo aspettare molto per i primi. Forse dovremo pure cuocerli da soli. "Voi avete preso l'antipasto?" chiede. E infatti le portate arrivano dopo due sollecitazioni (opportune) dei simil-vacanzieri. "Praticamente non sa di niente", commenta il mio compagno di viaggio. Che dire.. dopo 50 minuti di attesa va bene uguale.
Al momento del conto altra fila assurda; alle prese con due clienti (due) la ragazza alla reception è lentissima. E ci vuol far pagare tre fette di pane unte 6,50 euro, anziché 4,50 come scritto sul listino. La simil redazione protesta e la ragazza si accorge di aver fatto una gran bella figura di merda. Il caffé? No grazie, per quando sarà pronto avremo digerito.
La dolce sosta. Si chiama così il nome del secondo raggiro. Pardon, locale dove i due vacanzieri si sono fermati incautamente a fare colazione all'indomani del 25 aprile e del pranzo all'Imposto(re). Il bar è vecchia maniera, ma non volutamente. Il bancone è datato e ad una delle pareti dell'esercizio sono appesi orribili piattini colorati. E' l'unico bar nel corso che richiami l'idea di un posto dove poter mangiare qualcosa di non congelato. Paste fresche per intenderci.
E invece nella vetrina ci sono ancora loro, quelle decrepite brioches che conosco bene, dal color marroncino bruciato, spento come l'abbronzatura dei raggi uvA sulla pelle. Quelle forme le conosco bene, costano 15 centesimi più iva al barista e si rivendono da 80 centesimi in su. E con la scusa che c'è la manodopera e i costi fissi (luce) da compensare. Tanto poi fanno talmente schifo che la gente le mangia uguale. Ebbene, due cappuccini e due brioches 5 "euri" ! I due simil viaggiatori non ci stanno. Nello scontrino fiscale risulta una sola voce, 5 euro appunto, e non - come da regola, bastino anche i studi di settore- i singoli prodotti acquistati. I due consultano il listino prezzi e poi reclamano spiegazioni: il signore alla cassa (nel frattempo la signora attempata che l'ha battuto ha preso la sua borsa e se n'è andata) cincischia qualcosa e vuole ridarci i soldi. Come se fosse una questione di 50 centesimi. Prossima tappa? Guardia di Finanza. I due simil vacanzieri, famelici di giustizia (vedi foto a lato) suonano il campanello ed entrano nel comando. Trovano un finanziere che spiega loro "non è la prima segnalazione". E poi riconsegna loro lo scontrino truffaldino.
Miramare. "Vuole una camera con vista mare e balcone" chiedono al telefono dall'albergo. "Si, magari". Ed eccovi servito Monsieur. La vista mare c'è ma la vostra è l'unica stanza con un parapetto in legno, anziché con il balcone promesso. Il conto, però, è lo stesso.

Morale di questa bella favola: forse, se tutti gli italiani fossero consapevoli che comportamenti simili vanno segnalati a chi di dovere, il Bel Paese sarebbe migliore. No, non diventerebbe il Miglior Paese, ma un luogo diffuso dove il listino prezzi non è un quadretto simpatico scritto come i responsi di Delfi, il rapporto qualità prezzo è un dovere degli operatori (e non solo un diritto del consumatore), ed infine, non si chiude l'unica strada di grande comunicazione in occasione di una festività, causando lunghissime file davvero poco "eco-sostenibili". Benvenuti in Italia.