domenica 3 maggio 2009
VOLEVAMO STUPIRVI CON EFFETTI SPECIALI..
La simil -redazione si scusa molto con i simil-lettori, casuali, sporadici, periodici o assidui, di Trasìmeno Freestyle, ma nell'ultimo mese si sono esaurite le dita delle mani per rimpastare comunicati (simil) politici.
Di materiale per questo spazio di riflessione dove, alla fine, si scrive un po' più e un po' meno di quello che viene pubblicato sui quotidiani, ce n'era a iosa. Avrei potuto scrivere decine di (in) editoriali su vari argomenti. Sicuramente molti in merito ai movimenti politici e tellurici di questa campagna elettorale ormai partita senza più indugi o ufficiosità. Insomma, avremmo voluto stupirvi con effetti speciali ma non ce l'abbiamo fatta.
Per questo ci scusiamo. Anzi. Togliamo pure il plurale maiestatis perché qui di plurale c'è rimasto un grande esaurimento!
Quindi carissimi lettori, cavalcando l'onda un po' menefreghista della par condicio - istiuita per dare tregua ai cronisti, secondo il mio modesto parere, ancor prima che per garantire equità di informazione per le varie parti politiche - fino all'8 giugno il blog si prende una pausa ufficiale.
Ferie? macché. Elezioni amministrative. Chi tira da una parte chi dall'altra, quanti "euri" di telefono spesi per sapere talmente tante cose che poi non ho scritto!
L'appuntamento è tra un mese. Con tutti i sindaci nuovi e vecchi del Trasimeno. O forse anche in questo caso..saremo costretti a dire: "volevamo stupirvi con effetti speciali e invece non l'abbiamo fatto". In bocca al lupo a tutti!
martedì 18 novembre 2008
L'(in)editoriale: quando la penna val più dell'inchiostro
Santa Milena Gabanelli illuminaci! Il pensierino dell'(in) editoriale di oggi è rivolto, come spesso accade, ai giornalisti. A quelli "veri", che vivono la loro vita dentro le redazioni, tra milioni di parole, di punti e virgola, di copia e incolla, limature, battute, allarga qui, stringi là, taglia questo, aggiungi l'inciso che fa molto "questa è la considerazione del giornalista".
Dal canto suo la simil giornalista ha poca esperienza, si avvicina alle cose del mondo sempre con molta curiosità e forse eccessivo entusiasmo, meravigliata da qualsivoglia espressione dell'animo umano. Un comunicato sul niente, un progetto megalomane, una polemica avvizzita, le solite bagarre che finiscono a pizza e fichi, perché i taralucci e il vin santo sono finiti da un pezzo.
Una semplice collaboratrice alla fine ha le sue idee, la sua dimensione sociale del territorio che segue, attraverso la quale finisce col conoscere quello che i lettori vorrebbero leggere. I temi pregnanti e le civetterie della cronaca a volte fanno correre il rischio di pubblicare solo notizie ..notiziabili e non quelle che veramente dovrebbero informare.
E così, quella che pare una cosa importante per la curiosità dei lettori, finisce nel mucchio di battute al vento, alla stregua di una semplice doxa. "Forse mi sono sbagliata" è la risposta più immediata. "Non era importante". Però rimane il dubbio.
E allora mi chiedo: "perché"? Ci sono cose che non mi convincono in questo modo di fare giornalismo, con l'idea che tutto sia scontato e che va bene lo stesso.
Prendere con leggerezza le cose serie: caro Oscar (Wilde) saresti un gran giornalista ai giorni nostri.
Gioventù a Castiglione del Lago: "emergenza bullismo" nella lettera di un prof
La simil redazione sperava che la lettera non fosse presa come tale, e invece s'è persa nella corrispondenza anonima d'un giornale quotidiano.
E allora ecco riportata nuda e cruda la lettera inviata da un Professore dell’Istituto Rosselli di Castiglione del Lago ad Alessandro Torrini, locale coordinatore del Pd. Il docente non può che segnalare il crescente disagio giovanile, sempre più spesso tradotto in atti delinquenziali oltre il bullismo. Ai lettori la riflessione.
"Caro Alessandro,
è con seria preoccupazione che vengo ad illustrarti una situazione di crescente difficoltà che a mio parere riguarda la gioventù di Castiglione del Lago.
Il mio lavoro di insegnante all'Istituto Rosselli, per il quale da tantissimi anni sono a contatto con gli studenti della fascia media-superiore, mi induce a credere che sia in forte accelerazione la tendenza a comportamenti ed atteggiamenti, non solo bullisti, chiaramente delinquenziali e tali che nell'insieme determinano una reale condizione di vita per molti giovani.
Evidentemente mi riferisco non solo a comportamenti individuali o caratteriali deviati, ma a diffuse prevaricazioni e intimidazioni, sempre più praticate e impunite, che si vanno affermando e consolidando come modo relazionale, e rispetto alle quali le reazioni di indignazione sono sempre più fiacche.
Questi atteggiamenti, normalmente tipicamente soggettivi e come tali circoscrivibili, ho motivo di credere che si stiano strutturando come comportamenti di gruppi che li esercitano, e di singoli e gruppi che li subiscono. sempre più passivamente perché li riconoscono vincenti
Qui non si tratta di procedere a denunce particolareggiate su fatti specifici, che peraltro ci sono e numerosi e quotidiani e basta anche solo sostare alle fermate dei bus all'uscita da scuola per osservarli; tali fatti sono sempre avvenuti.
Ciò che dovrebbe però preoccuparci è la diffusione, l’età sempre più bassa di esposizione, la qualità del delinquere e l’affermazione del modello attraverso il quale divengono vincenti gli elementi negativi e pericolosi.
Già questo sarebbe molto difficilmente contrastabile.
Ma ciò che non si può contrastare è che a causa della accettazione prima e della sottomissione poi si diffonde la cultura della sopravvivenza soffocando l’orgoglio e la dignità, e cioè le basi sulle quali si formano gli uomini liberi.
Non ho ricette risolutive da proporre, me ne dispiace.
C’è il problema, è in crescita, i controlli specialistici sono deboli e inadeguati, ma a mio avviso i giovani avvertono la mancanza di una società civile, attenta e premurosa, che sia effettivamente presente in mezzo a loro, nei loro luoghi di vita e che magari sono a venti metri da noi e non li vediamo.
Prima ancora che istituzionale, questo è un problema degli uomini e della loro società.
Un problema politico, e che è trasversale e come tale dovrebbe costituire un terreno d’intese e non di divisioni. "
Lettera Firmata
martedì 2 settembre 2008
La transumanza dei ggiornalisti

martedì 19 agosto 2008
Ci mancavano le cozze..
In questo solleone senza notizie si tirano fuori i tofi, le draghe, anche l'acquisto di un immobile da parte del Comune fa notizia. Se poi si condisce con un pizzico di ambiente e un retrogusto di polemica, ecco un fatto da montare in apertura per un paio di giorni.
E allora, cari bene-informati, diteci dove sono localizzati gli scarichi nocivi che riversano sostanze poco ecocompatibili nel Trasimeno! Fonti certe (istituzionali) sostengono di sapere dove siano, e soprattutto che ci siano. Poi, però, se li tengono tutti per loro, assicurando che così nessuno farà saltare la redazione per aria. O forse è un problema di poltrona.
Nessuno dei due sa niente. Uno perché in ferie in un comune toscano vicino, l'altro scrolla le spalle. Appena chiudo il telefono il primo dei due richiama e scrolla le spalle pure lui.
Andiamo bene.
La simil quindi torna a casa a scrivere questo pezzettino sul nulla. Incontra un vicino di casa che sul lago ci lavora. "Hai visto- le fà- ora muoiono anche le cozze. E' un disastro".
domenica 10 agosto 2008
L'(in)editoriale - IL POSTO MIGLIORE DOVE METTERE LA LINGUA
Quindi quando le forze dell'ordine portano a termine un'azione, merita un plauso, grande rispetto e stima perchè svolgono il proprio lavoro mettendo a repentaglio la propria vita. Mi sembra però un po' eccessivo lodarsi e sbrodarsi in un effluvio di aggettivi e omaggi per operazioni ordinarie. Forse è la vita di provincia, dove le soddisfazioni sono l'unica cosa che rimane per non pensare alla cronica scarsità di risorse per le forze dell'ordine. Anche nei piccoli fatti quotidiani. O forse è l'animo umano che come diceva Shopenauer (e mica solo lui..) è sempre alla ricerca di una qualche vanità ad appagare l'insoddisfazione? Dal canto suo la simil redazione ha cercato risposta in penne importanti della cronaca, dove di elogi adulativi non ha trovato neanche l'ombra.
giovedì 10 luglio 2008
A Castiglione spiagge in degrado? Pulitevi gli occhi..
giovedì 19 giugno 2008
Un perfetto, noto, sconosciuto
La simil giornalista quando è concentrata non ci sta molto con la testa. Durante i "lavori in corso" per un servizio tutto "self-made", ad armeggiare tra cavalletti, microfoni e intervistati che non si vogliono far intervistare, si avvicina alla tutto-fare un tipo con il portamento fiero e la stazza giunonica sotto il metro e settanta. La guarda negli occhi con un momento di esitazione, misto a sorpresa (forse perché a volte la simil giornalista ha lo sguardo torvo del tipo "ora che cacchio vuoi? C'ho da fà, capito?"). Poi il tipo parla:
mio editore, direttore, l'editore dell'altro giornale, tizio - caio - sempronio; conosce addirittura il grande, grrrandissimo, dietrologo che si spaccia come responsabile della pagina che faccio io tutti i giorni. giovedì 22 maggio 2008
VERINI, CAMPI E IL GIORNALISMO EMBEDDED
Ebbene, due settimane fa Verini è stato intervistato da Claudio Sampaolo sulle pagine del Giornale. E in una delle battute finali sulla carriera giornalistica che ha preceduto l'ascesa nelle sfere politiche, Verini dichiara che l'esperienza di giornalista "è funzionale alla militanza politica". Una risposta che lascia spazio a qualche misunderstanding. Ecco l'esempio di Verini:
Il deputato umbro del Pd e consigliere di Veltroni, un giorno aveva fatto una sorta di "scoop" per "Paese Sera", testata per cui lavorarva insieme al bell'uomo Sposini e Alvaro Fiorucci, tanto per citare. Aveva intervistato il capogruppo regionale della Dc a Palazzo Cesaroni, il quale tirava fuori qualche scheletro politico dall'armadio della presidenza del consiglio, allora in mano al Pci. (Ora è in mano al Pci..) Prima di pubblicare il pezzo, però, prima di sottoporlo all'occhio del suo direttore, Verini salì le scale della sede del partito per avere certezza che le dichiarazioni dell'esponente Dc non ledessero il suo partito, il Pci. Insomma, a leggere quelle parole sale un pò di delusione.
Viene in mente la campagna elettorale del Pd, la frase di Mignini sulla candidatura (bulgara?) di Rutelli dopo tanto dire sul rinnovamento della classe dirigente. Viene in mente il solito, vecchio e caro giornalista embedded.
Viene in mente un tuo conoscente, buon amministratore e giovane promessa della politica, che ti dice "dovresti fare una scelta, fare il salto di qualità perché secondo me hai le carte in regola. Altrimenti, come me, tra qualche anno rischi di essere la giovane promessa che ha deluso perché ci si aspettava grandi cose e si è fermato". Detto da un politico, un discorso del genere mi è suonato male. "Arruolati" mi sembra di aver letto tra le virgole.
Tornando al caso Verini, il double risponde sempre sulle pagine del Giornale con le sue buone ragioni, dicendo all'"ottimo Campi" che la sua militanza si esprimeva nel giornalismo come la scelta di un ventenne ad una causa, a dei valori e a ideali che aveva sposato con convinzione. per dettagli: http://www.crumbria.it/rassegna/rassegna.asp?tiporassegna=1&idrassegna=2160
Poi permettete un altro passo. Domenica i giornalisti umbri, professionisti e pubblicisti, sono chiamati alle urne. In un accorato invito a votare lanciato dall'Ordine, il presidente Dante Ciliani sottolinea alcuni passaggi proprio sul ruolo - oggi - dell'Ordine. In un punto dice, con una punta di ironico compiacimento, che " le sanzioni dell'Ordine a volta hanno aperto le porte all'esperienza politica". Sfumature a parte, è un gran bel mestiere. E' una selva.. dantesca, con le sue fiere ammiccanti, che ti fanno l'occhiolino suadenti vestite in giacca e cravatta e seguite da segretari e portaborse. Naturalmente embedded.
mercoledì 2 aprile 2008
GIORNALISTI DA CERIMONIA
Annotare. Alle conferenze stampa alcuni cronisti scrivono tutto, anche l'incipit delle presentazioni. Hanno anche un simbolo stenografico per i respiri, gli anacoluti e le incertezze vocali.
Biro. Un giornalista senza penna è come un macellaio senza mannaia. Ma il pollo, dicono, si può spezzare anche con le mani.
Collaboratori. Pensavate che solo i senatori potessero godere di privilegi vita natural durante? Fate un giro nella redazione più vicina a casa vostra. Senatori a vita si diventa, collaboratori, praticamente si nasce (nomen omen). Detti anche "brevisti", ossia fornitori di tutti quei pezzi inutili che servono a riempire la pagina.
Deontologia. Copia e incolla, firma e pubblica. Così fan tutti? No, solo alcuni.
Embedded. Non siamo in guerra ma, in senso traslato, ci sono molti giornalisti arruolati politicamente, che come i computer embedded svolgono solo una determinata funzione- o liturgia.
Firma. Biagi diceva che mentre Narciso si specchiava nella sua immagine, i giornalisti si specchiano nella propria firma.
Giornalista. o giornalaio? Se non ci fossero i secondi non ci sarebbero i primi.
Habeas Corpus. Quando il prigioniero è il lettore.
I. Per un puntino Martino perse la cappa? Per qualcuno perde la e, la o, la acca, cambia coniugazione e si incastra nelle proposizioni oggettive.
Lèggere. L'appeal di un pezzo si capisce quando arrivi a leggerlo fino in fondo. E ti piace pure. Ma alla fine ti rendi conto che era l'oroscopo del giorno.
Microfono. E' l'alter ego del telecomando. Tutti vogliono possederlo (è un istinto sessuale freudiano) e pochi sanno usarlo con intelligenza.
Nomen omen. vedi al punto C.
Ossequi. "Presidente..".E, in un inchino, allungano il proprio palmo verso l'aurea mano della governatrice regionale, col sorriso delle occasioni, falsamente imbarazzato. Molto più strusciante di quello che sembra. "Buona giornata!" - trillano ii giornalisti simil-paggetti con la lingua penzolante.
Pagina. una tira l'altra e per fortuna anche oggi abbiamo finito di sfogliare il giornale.
Quantunque. Quando il giornalista diventa pedante, ricordategli di stare Tralla, sennò rischia di sembrare uno Zabauro.
Stronzate. I giornalisti di Libero e il Corriere si permettono di scriverl..e, ma come sostantivo. Ad altri invece rimane il primato di averne tirate fuori delle grosse, volontariamente e non. Autisti stupratori, i cinesi che non vogliono più bufale (ne importano 1 kg l'anno, mercato grosso eh?), famigliuole avvelenate ad una festa paesana per colpa delle patate fritte e di una braciola di maiale. Ma con un bell'ammazza caffé si digerisce tutto, anche le stronzate.
Titoli. Avete saputo delle piante killer? E della stangata Ici a Magione? Sono quasi sempre esagerati, a volte spropositati (gli alberi uccidono?), ma sfido chiunque a trovare una reclame che non gridi le virtù di un prodotto.
Uno più uno, a volte fa quattro. Si rimprovera ai giornalisti di fare troppo spirito laddove si chiede solo di riportare un fatto, la cronaca. Il rischio è leggere pura dietrologia, inutile alle fame di notizie del popolo, ma foriera di buon umore.
Verosimile. Quello che si legge nei giornali, si vede in tv, o si ascolta alla radio non è la verità. Il giornalista non ha il potere dell'onniveggenza, non è il detentore di verità assoluto. Piuttosto con un articolo può stimolare, suggerire, mettere in evidenza una particolare verità.
Zeitgeist. Ciascun cronista segue la tendenza culturale della propria epoca, insomma ha uno spirito del tempo che si attanaglia nella propria penna, dalle strutture politiche alle pratiche testuali fino ai gesti della vita quotidiana. Poi c'è lo zeitgeist dei suoi articoli, un database di tutte le parole utilizzate che può anche essere usato contro di lui per dargli dell'ignorante.
domenica 23 marzo 2008
..dove vai se a Perugia non ci stai
"Mi dispiace ma io sono io, e voi non siete un cazzo". Lasciatemela citare la celebre frase de Il Marchese del Grillo, al secolo Alberto Sordi, nei panni di un nobile romano ai tempi di Pio VII, un pò sopra le righe e dalla vita gaudente e oziosa. Un pò troppo Freestyle, ma nello spirito ci siamo. Ebbene, in questi giorni "pasquerecci" non poteva mancare un consiglio doc, quella figurina che mi mancava per dare una svolta a certe scelte che non riesco a fare.
Perugia. Ergo, a volte "è meglio essere bravi ad Atene, che meno bravi a Roma". Insomma, tanti bei complimenti, ma alla fine se non parli perugino non vai lontano.
E con il tacco a spillo.martedì 18 marzo 2008
Alcuni giorni fa la simil redazione ha ricevuto una simpatica email, una sorta di catena di San Gennaro. Mica di Sant'Antonio, ma del santo di Napoli, dispensatore di miracoli a chi ci crede, of course. Nella letterina virtuale si diceva di mettere in pratica un certo comportamento che, per colpire nel segno, ha bisogno di partecipazione unanime. Insomma, alla stregua di un miracolo di massa come quello celebrato il 19 settembre a 'Nnapule.
venerdì 7 marzo 2008
Ricopione Professionista
PERUGIA - Ci risiamo, il Corriere dell'Umbria colpisce ancora. Anzi, stupisce ancora. Ma in fondo, una scopiazzata non fa più notizia. Questa volta la "parafrasi" giornalistica, scusate l'eufemismo, è avvenuta direttamente dal tubo catodico. Oggetto: il nuovo regolamento del Minimetrò che prevede l'accesso anche ai cani per disabili. Nella precedente puntata di Pianeta Umbria (in onda su Umbriatv), all'interno di Spazio Verità Mirko Loche aveva messo in evidenza la segnalazione di una bambina disabile, che non poteva accedere alle carrozze con il cane addestrato dalla Ghismo per accompagnarla. Il regolamento infatti prevede che possono salire solo i cani per non vedenti e quelli di piccola taglia trasportati in borsetta. Nella puntata successiva il giornalista era riuscito a strappare un'intervista al prezioso ingegnere della Minimetrò spa - non mi - ricordo- come -si chiama, che in questi mesi non si è mai concesso in pasto alla stampa.E alla fine, mirabile dictu, questi ha dichiarato che il regolamento sarebbe stato modificato, permettendo così ai disabili di essere accompagnati dai propri amici, fedeli e soprattutto socialmente utili.
Si tratterà di un comunicato stampa, diffuso a tutto le testate giornalistiche, quindi pubblicato su tutti i giornali. Neanche per sogno, solo il Corriere ha dato la notizia. Trattasi piuttosto di copia e incolla. Pardon, guarda, scrivi e pubblica. Il tutto comodamente seduti davanti al proprio pc, senza neanche muovere il culetto. Professionisti..?
lunedì 4 febbraio 2008
Riflessioni di carnevale
Non ricordo chi l'ha detta ma l'ho rubata subito. E l'ho rivenduta anche ad Andrea Kaemmerle il giorno dopo. Era un'ottima premessa al suo "Balcanikaos". Fa molto chic se detta ad un attore.
Ma cosa avrà di tanto affascinante una professione, quella del giornalista, da far sgomitare la gente, al punto di promettere (fosse solo quello ) le parti che non vedono mai la luce?
Gente che pagherebbe per andare in televisione, che so, a Telemaremma.
Fanatici che pur di vedere la propria firma sul giornale, conferma della propria esistenza al mondo, sono disposti a scrivere in fila quattro bla bla senza alcuna utilità.
Tu chiamali se vuoi ..Giornalisti. Direbbe Battisti oggi.
Giornalisti che devono vedersela sempre con qualcuno per ciò che riportano: col direttore, col caporedattore, con i famosi "titolisti" (la cui presenza in redazione è come quella delle firme redazionali), con chi ha inviato un comunicato, con chi è stato oggetto di comunicato, col vicino di casa che ti ferma per fare commenti su quello che hai scritto, col collega che ha copiato quello che hai scritto, con te stesso per aver scritto. Perchè la libertà di stampa è data prima dalla propria coscienza.
E tutto per uno stipendio che non arriva neanche a quello di un banconista della Coop. Per chi non lo sapesse, questi prende 1200 euro "puliti", tra prosciutto di parma e mortadella, caprino e acciughe. Ammortizzatori sociali compresi.
"..è che mi piace tanto, tanto, tanto, tanto. Tanto tanto tanto tanto tanto.."
Sarà.
giovedì 6 dicembre 2007
CENTRITALIA vs LA SETTIMANA. Ora si spara anche sulla croce rossa?
CHIUSI- La simil redazione di Trasìmeno Freestyle sbircia oltre confine e non ce la fa a trattenere il mouse fuori da questa storia che vede per protagonista il giornalismo di provincia. Una bagarre tra i direttori di due periodici locali che, dopo l'ennesima freccia al fiele, rischia di naufragare nel ridicolo, spargendo veleno anche tra quei poveri cristi che stanno in redazione. Giovani nell'animo o nell'esperienza, che si cimentano con il mestiere del "pubblicista", ingrossano le fila di questo esercito di giornalisti occasionali che però lavorano tutto il giorno e tutti i giorni in cerca di notizie, alle prese con comunicati, politicanti e gente che si improvvisa all'altezza della situazione pur di avere un inciso virgolettato sulla "stampa".Il fatto, prima di tutto. Siamo in quella provincia solare, elegante e sorniona delle terre senesi. "Una" delle penne di questo blog è stata ed è una collaboratrice (a dire il vero svogliata) del mensile a distribuzione gratuita "Centritalia" edito dal giornalista Ansa Leonardo Mattioli (nonché figlio di quel Caterbo Mattioli, illustre scrittore e giornalista). Conosco il direttore, meno i suoi collaboratori, ma in più di un'occasione ho avuto conferma che la rivista ha un certo indice di gradimento tra il popolo umbro - toscano dei lettori fuggiaschi. Di quel target che legge "tanto perché è gratis". Eppure va, la pubblicità lo conferma.
Poi c'è "La settimana", pubblicazione che purtroppo ho letto solo un paio di volte. Ha una redazione giovane, sia per la sua nascita editoriale che per l'eta anagrafica dei suoi redattori. Ho avuto il piacere di conoscerne un paio, che al primo approccio mi sono sembrati energici volenterosi ed in gamba. E come la sottoscritta si sono dotati di "mezzi potenti e massimi" per mettercela tutta.
mi hanno segnalato da Chiusi, purtroppo in ritardo che sul periodico locale che tu dirigi, La Settimana, di sabato 17 novembre 2007, è apparsa una notizia che riguarda una collaborazione tra la rivista stessa e la scuola secondaria inferiore "G.Galilei" di Chiusi. Benissimo: queste sono ottime iniziative per avvicinare i ragazzi all'informazione! Leggo in proposito sulla copia della Settimana che mi hanno inviato da Chiusi che dai primi di novembre due giornalisti del settimanale hanno iniziato a lavorare con le professoresse di lettere "per fornire le basi del giornalismo etc"..
A questo proposito mi piacerebbe conoscere i nomi dei due "giornalisti" che presumo essere professionisti per scambiare con loro delle opinioni sull'iniziativa. E' importante infatti che ad instradare i ragazzo verso il mondo dell'informazione siano dei giornalisti che conoscano la professione dopo aver svolto il praticantato regolare di 18 mesi presso una redazione giornalistica e dopo aver sostenuto un esame di Stato, scritto e orale, per poter accedere all'ordine dei giornalisti professionisti. Se poi a portare avanti l'inziativa con la scuola non sono dei giornalisti ma dei collaboratori o dei pubblicisti del tuo settimanale, non mi interessa avere il colloquio di cui ti ho accennato perché, come tu sai molto bene i primi sono esterni mentre la figura del pubblicista è diversa da quella del professionista non dovendo, colui che pubblica articoli, svolgere il praticantato presso una redazione giornalistica prima di poter sostenere l'esame di ammissione all'ordine dei giornalisti. Infatti si diventa pubblicista, quasi automaticamente, dopo aver pubblicato un certo numero di articoli regolarmente retribuiti nell'arco di due anni. Il pubblicista infatti è colui che nella vita svolge un altro mestiere mentre il giornalista deve praticare solo la propria professione, pena provvedimenti disciplinari. Senza andare tanto lontano basta ricordarsi del povero Alberto Castagna che venne colpito proprio dall'ordine dei giornalisti del Lazio da provvedimenti di sospensione essendosi lui dedicato alla professione di "uomo dello spettacolo". Infine, caro Massimo, un saluto e complimenti per la tua performance come poliziotto del sindacato autonomo polizia (SAp) alla trasmissione "Striscia la Notizia".
domenica 2 dicembre 2007
Giornalismo Fai da te - I giornalisti Umbri sono più versatili
Si procuravano il pane suonando musichette per strada, magari avrete anche fatto due risate su quell'attrezzatura buffa che produceva solo una misera musichetta da quattro spiccioli.
Eppure, senza questo personaggio, che cosa sarebbero state le vostre serate in riva al mare, a passeggio in quell'unica vacanza all'anno che vi concedevate ?
La rilessione nasce da una constatazione. In Umbria il giornalismo televisivo - per molte ragioni - si dimostra più versatile, e supera quella stessa versatilità che i toscani si accaparrano nel campo della comunicazione. Le emittenti televisive hanno giornalisti e tecnici, ma con ruoli diversi nell'uno e nell'altro campo.
In Umbria i gionalisti partono con la propria telecamera per andare a conferenze stampa o iniziative promosse da associaizoni, politici e politicanti, il supporto dell'operatore non è necessario, avviene solo nelle occasioni più importanti. E così questi ultimi possono andare dove non sono i primi, e quando entrambi tornano in redazione, il tg è pieno di servizi e interviste a guarnire notizie e veline.
In Toscana , a quanto ho potuto notare, sono pochi i casi di telereporter, cioé giornalisti che escono dalla redazione con telecamera tipo sony 150 o equivalente Panasonic per svolgere lo stesso lavoro che dovrebbe fare un tecnico. n
Nei panni del direttore, mandereste due dipendenti - due - ad una conferenza stampa sulla sagra del fagliolo in umido o sulla solita contestazione contro la finanziaria?
Un paio di domande di circostanza costerebbe il doppio.
La prim a risposta che mi viene in mente è di tipo antropologico.
L'Umbro è per natura mite e riservato, il Toscano esuberante e un pò snob.
Quindi, l'uno è portato a mettere in risalto il fatto nudo e crudo, raccontandolo, l'altro preferisce entrare nella cornice della notizia, per dargli un volto. Dirò di più, la propria identità.
Insomma, questione di individualismo storico.
Non so quale tra i due modi di are giornalismo televisivo sia più coinvolgente o efficace. Personalmente il telereporter è una figura molto più moderna e dinamica. Non tutti i tecnici offrono una buona qualità ai servizi giornalistici, non tutti i giornalisti garantiscono un'informazione sufficiente e professionale.
Il giornalista multi task però non l'ho sognato, leggetevi "Media senza mediatori" di Michele Mezza (Morlacchi Editore). Controindicazioni? L'autore è un giornalista Rai.
basta un colpo di zoom e il gioco è fatto?
Vita da reporter di provincia.
Bella la vita del telereporter. Gira con la sua telecamerozza che pesa due chili e un microfono a filo, nascosto tra i mille comunicati, le merendine e altri aggeggi femminili, da utilizzare all'occorrenza.Quando deve fare delle immagini decenti non deve mangiare troppo, perché se qualche rigurgito di grasso fa capolino nel diaframma , il leggero sussulto non fa bene alla qualità complessiva della la sequenza video. E si deve ricominciare da capo. "Prova, uno due tre prova": il microfono funziona e si parte con l'intervista. Il viso è rosso, accidenti, tocca mettere le dita su uno di quei tastini lì.. prima o poi si trova la combinazione vincente.
Ed infine, il montaggio. State ancora aspettando che il negozio di computer della vostra città vi chiami per avvisare che è arrivato l'adattatore che avevate ordinato. E quindi siete costrette a bestemmiare in ogni lingua possibile per acquisire le immagini registrate da montare in servizio.
Vi rendete conto che ci sono problemi audio, che la cassetta era rovinata e alcune aprti non sono utilizzabili, contate fino a dieci e arrivate a fare il rendering con tre capelli bianchi in più e la bava alla bocca.
The final cut. L'esperienza è una strada fatta di piccoli passi, di voglia di imparare. Vi trovate a consigliare un operatore su come dovrà montare un tale servizio, per il quale avrete prestato la voce. Visto che apparirà con il vostro nome volete almeno renderlo gradevole. E intanto date uno sguardo a come lavora il tecnico. Magari carpite qualche dritta utile per il futuro. E invece, in diretta scoprite che il lavoro finale è peggiore di come avreste immaginato il vostro lavoro (con la solita insoddisfazione intrinseca). Bella la vita da reporter!
(Ma chi fa da sé fa per tre?)
giovedì 1 novembre 2007
PALLAVOLISTE RIPRESE NUDE SOTTO LA DOCCIA A CASTIGLIONE: analisi semiotica e storia di una buca giornalistica.
Da buona osservatrice (fare la giornalista è un passatempo ma quel viziaccio d curiosare non l'ho mai perso), propongo un piccolo excursus di natura semiotica sulla stampa umbra. Esemplare quanto basta per capire il modo di lavorare di certe testate (direttore scusi dov'era e se c'era cosa stava facendo?) e di certa gente (ma per dirsi giornalista bisogna saper scrivere, saper trovare le notizie o entrambe le cose?) e di quale giovamento trarre da questo exemplum.
Oggetto: In un palazzetto del Trasimeno un minorenne è riuscito a filmare con il proprio telefono cellulare alcuni attimi del dopo partita di un torneo di pallavolo femminile..mentre le proprie beniamine stavano facendo la doccia.
La notizia è apparsa mercoledi 24 ottobre su Il Giornale dell'Umbria, nel quale
Analisi del caso: secondo il dizionario di italiano Devoto - Oli lo scoop è "la pubblicazione in esclusiva di una notizia
Nell'analisi semiotica degli articoli giornalistici si parte dal titolo per valutare, rispetto ad un fatto unico e circoscritto, quali aspetti sono enfatizzati nel testo. A parte che spesso tra i due elementi testuali - titolo e corpo - non c'è una esatta pertinenza, in questo caso il Giornale ha puntato sull'aspetto pragmatico del gesto compiuto dal minorenne - la ragazzata che però ha conseguenze lesive sulla sfera privata altrui e passibile di denuncia ; la Nazione ha enfatizzato l'aspetto comunicazionale (definizione del prof. Rosetti) dell'evento, riportando la reazione dei soggetti danneggiati che si sono recati dai carabinieri per la denuncia.
Il Corriere? Ha semplicemente sintetizzato le fonti reperite dalle due testate Giornale e Nazione per fonderle in una bufala. Sostenendo che il video era stato girato a ottobre scorso - quando invece risulta per certo registrato a settembre e le modalità di realizzazione lo confermano - e supportando come novità rispetto alle uscite degli altri giornali che c'era un video in internet. Si, sui jeans di una tifosa seduta tra le gradinate.
Conclusioni: Al di là della partigeneria di cui potrò essere accusata (spudoratamente) in quanto informata dei fatti e collaboratrice de Il Giornale, credo che per fare i giornalisti sia necessario ma non sufficiente saper mettere in fila due o tre parole, evitando certamente gli anacoluti alla Baccarelli. Perché il vero giornalista le notizie se le va a cercare, possibilmente senza inventarle e copiarle. Poi si sa, la verità è mobile come le donne.
Soprattutto, il buon giornalista accetta le buche degli altri con discrezione e positività, senza dover forzatamente partorire bufaline per recuperare. Ma tutto questo, forse, per alcuni è marginale, l'importante è insegnare ai propri studenti e collaboratori che si può fare il mestiere ricopiando il lavoro degli altri, spendendo la metà del tempo e delle energie dei pubblicisti più coglioni.
Ma una volta i coglioni non erano quelli che votavano a sinistra?
venerdì 28 settembre 2007
LO SPORCO MONDO DEL GIORNALISMO
Roba da ricchi: appena dieci anni fa per una sciarpa grigia in cachemire ti chiedevano col sorriso misericordioso 250 mila lire. E per fortuna non era a quadri. Oggi col made in china trovi una originale Rocco Barocco sulla quarantina di euro e qualcosina meno.
Ebbene, solo lo spirito sacrilego dei giornalisti poteva ridurre una camicia griffata da Sir Charles in cotanta lordura. E pensare che dai teleschermi tutto sembra così bello e pulito. Ma del resto si sa, i giornalisti preferiscono lavare i panni sporchi degli altri, piuttosto che tirare fuori i propri dall'armadio. Sporcaccioni!
