Post autogestito: la voglia di crescere e la creatività quante battute hanno?
Storia di un'aspirante qualche cosa che sta per salpare al largo.
La fine di un amore fa sempre un po' male, qualsiasi esso sia. Lo trascini attaccato alle tue scarpe, inizi a pensare che i tuoi stivali sono troppo consumati e le tracce del passato sembrano all'improvviso strette. Ti senti soffocare. Un giorno pensi che potrai ripartire con più entusiamo di prima, il giorno dopo ti ritrovi a fare i conti di fine mese con la soddisfazione appesa al bagno al posto della cartigienica.
Inizi a contare i soldi buttati per la benzina, quel naso ficcato un pò troppo oltre la siepe per vedere meglio cosa ci fosse sotto. Poi conti le battute: il mondo rinchiuso in 2500 battute.
Un'emozione da 900, due da 1500.
La fine di un amore oggi, per me, è un po' questo. E' un sentimento confuso che ti lascia una droga maledetta, uno stato d'animo che ti trafigge di piacere per lasciarti esausta su un letto, la sera. Con le gambe gonfie e le occhiaie.
E se prima chiudevi gli occhi con l'idea eccitante di una nuova, profonda, avventura che diventava parole, in capriole una dietro l'altra.. ora è il primo, trucido pensiero del mattino. Una notizia. Una, qualsiasi. Trafugata, strappata da qualche parte prima degli altri.
Oggi la simil redazione è molto poco Freestyle. Si è persa nelle brevi, nelle chiamate del sindaco amareggiato, nei comunicati da rimpastare e nelle sgomitate che non sa dare. "In questo ambiente per emergere bisogna farsi notare", le ha detto qualcuno. Pensavo che bastasse lavorare sodo, pardon, anche consumando 15 euro di benzina in sole 12 ore.
Vorrei un Paese normale, in cui per stare a galla, per affermarsi, non bisona più fare parte del gruppo, avere il sostegno della corporazione, con un giornalismo che torni a consumare la suola delle scarpe, guidato da quel sentimento potente che è la curiosità..
ma questo non lo ha detto la simil redazione. Solo un grande giornalista che non c'è più. (Enzo Biagi). Lui la mentalità del paesello l'ha fatta diventare grande.
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sabato 7 giugno 2008
mercoledì 2 aprile 2008
GIORNALISTI DA CERIMONIA
Breve abbecedario per districarsi nel mondo dei "giornalisti", una giungla di simil- qualchecosa.
Annotare. Alle conferenze stampa alcuni cronisti scrivono tutto, anche l'incipit delle presentazioni. Hanno anche un simbolo stenografico per i respiri, gli anacoluti e le incertezze vocali.
Biro. Un giornalista senza penna è come un macellaio senza mannaia. Ma il pollo, dicono, si può spezzare anche con le mani.
Collaboratori. Pensavate che solo i senatori potessero godere di privilegi vita natural durante? Fate un giro nella redazione più vicina a casa vostra. Senatori a vita si diventa, collaboratori, praticamente si nasce (nomen omen). Detti anche "brevisti", ossia fornitori di tutti quei pezzi inutili che servono a riempire la pagina.
Deontologia. Copia e incolla, firma e pubblica. Così fan tutti? No, solo alcuni.
Embedded. Non siamo in guerra ma, in senso traslato, ci sono molti giornalisti arruolati politicamente, che come i computer embedded svolgono solo una determinata funzione- o liturgia.
Firma. Biagi diceva che mentre Narciso si specchiava nella sua immagine, i giornalisti si specchiano nella propria firma.
Giornalista. o giornalaio? Se non ci fossero i secondi non ci sarebbero i primi.
Habeas Corpus. Quando il prigioniero è il lettore.
I. Per un puntino Martino perse la cappa? Per qualcuno perde la e, la o, la acca, cambia coniugazione e si incastra nelle proposizioni oggettive.
Lèggere. L'appeal di un pezzo si capisce quando arrivi a leggerlo fino in fondo. E ti piace pure. Ma alla fine ti rendi conto che era l'oroscopo del giorno.
Microfono. E' l'alter ego del telecomando. Tutti vogliono possederlo (è un istinto sessuale freudiano) e pochi sanno usarlo con intelligenza.
Nomen omen. vedi al punto C.
Ossequi. "Presidente..".E, in un inchino, allungano il proprio palmo verso l'aurea mano della governatrice regionale, col sorriso delle occasioni, falsamente imbarazzato. Molto più strusciante di quello che sembra. "Buona giornata!" - trillano ii giornalisti simil-paggetti con la lingua penzolante.
Pagina. una tira l'altra e per fortuna anche oggi abbiamo finito di sfogliare il giornale.
Quantunque. Quando il giornalista diventa pedante, ricordategli di stare Tralla, sennò rischia di sembrare uno Zabauro.
Stronzate. I giornalisti di Libero e il Corriere si permettono di scriverl..e, ma come sostantivo. Ad altri invece rimane il primato di averne tirate fuori delle grosse, volontariamente e non. Autisti stupratori, i cinesi che non vogliono più bufale (ne importano 1 kg l'anno, mercato grosso eh?), famigliuole avvelenate ad una festa paesana per colpa delle patate fritte e di una braciola di maiale. Ma con un bell'ammazza caffé si digerisce tutto, anche le stronzate.
Titoli. Avete saputo delle piante killer? E della stangata Ici a Magione? Sono quasi sempre esagerati, a volte spropositati (gli alberi uccidono?), ma sfido chiunque a trovare una reclame che non gridi le virtù di un prodotto.
Uno più uno, a volte fa quattro. Si rimprovera ai giornalisti di fare troppo spirito laddove si chiede solo di riportare un fatto, la cronaca. Il rischio è leggere pura dietrologia, inutile alle fame di notizie del popolo, ma foriera di buon umore.
Verosimile. Quello che si legge nei giornali, si vede in tv, o si ascolta alla radio non è la verità. Il giornalista non ha il potere dell'onniveggenza, non è il detentore di verità assoluto. Piuttosto con un articolo può stimolare, suggerire, mettere in evidenza una particolare verità.
Zeitgeist. Ciascun cronista segue la tendenza culturale della propria epoca, insomma ha uno spirito del tempo che si attanaglia nella propria penna, dalle strutture politiche alle pratiche testuali fino ai gesti della vita quotidiana. Poi c'è lo zeitgeist dei suoi articoli, un database di tutte le parole utilizzate che può anche essere usato contro di lui per dargli dell'ignorante.
Annotare. Alle conferenze stampa alcuni cronisti scrivono tutto, anche l'incipit delle presentazioni. Hanno anche un simbolo stenografico per i respiri, gli anacoluti e le incertezze vocali.
Biro. Un giornalista senza penna è come un macellaio senza mannaia. Ma il pollo, dicono, si può spezzare anche con le mani.
Collaboratori. Pensavate che solo i senatori potessero godere di privilegi vita natural durante? Fate un giro nella redazione più vicina a casa vostra. Senatori a vita si diventa, collaboratori, praticamente si nasce (nomen omen). Detti anche "brevisti", ossia fornitori di tutti quei pezzi inutili che servono a riempire la pagina.
Deontologia. Copia e incolla, firma e pubblica. Così fan tutti? No, solo alcuni.
Embedded. Non siamo in guerra ma, in senso traslato, ci sono molti giornalisti arruolati politicamente, che come i computer embedded svolgono solo una determinata funzione- o liturgia.
Firma. Biagi diceva che mentre Narciso si specchiava nella sua immagine, i giornalisti si specchiano nella propria firma.
Giornalista. o giornalaio? Se non ci fossero i secondi non ci sarebbero i primi.
Habeas Corpus. Quando il prigioniero è il lettore.
I. Per un puntino Martino perse la cappa? Per qualcuno perde la e, la o, la acca, cambia coniugazione e si incastra nelle proposizioni oggettive.
Lèggere. L'appeal di un pezzo si capisce quando arrivi a leggerlo fino in fondo. E ti piace pure. Ma alla fine ti rendi conto che era l'oroscopo del giorno.
Microfono. E' l'alter ego del telecomando. Tutti vogliono possederlo (è un istinto sessuale freudiano) e pochi sanno usarlo con intelligenza.
Nomen omen. vedi al punto C.
Ossequi. "Presidente..".E, in un inchino, allungano il proprio palmo verso l'aurea mano della governatrice regionale, col sorriso delle occasioni, falsamente imbarazzato. Molto più strusciante di quello che sembra. "Buona giornata!" - trillano ii giornalisti simil-paggetti con la lingua penzolante.
Pagina. una tira l'altra e per fortuna anche oggi abbiamo finito di sfogliare il giornale.
Quantunque. Quando il giornalista diventa pedante, ricordategli di stare Tralla, sennò rischia di sembrare uno Zabauro.
Stronzate. I giornalisti di Libero e il Corriere si permettono di scriverl..e, ma come sostantivo. Ad altri invece rimane il primato di averne tirate fuori delle grosse, volontariamente e non. Autisti stupratori, i cinesi che non vogliono più bufale (ne importano 1 kg l'anno, mercato grosso eh?), famigliuole avvelenate ad una festa paesana per colpa delle patate fritte e di una braciola di maiale. Ma con un bell'ammazza caffé si digerisce tutto, anche le stronzate.
Titoli. Avete saputo delle piante killer? E della stangata Ici a Magione? Sono quasi sempre esagerati, a volte spropositati (gli alberi uccidono?), ma sfido chiunque a trovare una reclame che non gridi le virtù di un prodotto.
Uno più uno, a volte fa quattro. Si rimprovera ai giornalisti di fare troppo spirito laddove si chiede solo di riportare un fatto, la cronaca. Il rischio è leggere pura dietrologia, inutile alle fame di notizie del popolo, ma foriera di buon umore.
Verosimile. Quello che si legge nei giornali, si vede in tv, o si ascolta alla radio non è la verità. Il giornalista non ha il potere dell'onniveggenza, non è il detentore di verità assoluto. Piuttosto con un articolo può stimolare, suggerire, mettere in evidenza una particolare verità.
Zeitgeist. Ciascun cronista segue la tendenza culturale della propria epoca, insomma ha uno spirito del tempo che si attanaglia nella propria penna, dalle strutture politiche alle pratiche testuali fino ai gesti della vita quotidiana. Poi c'è lo zeitgeist dei suoi articoli, un database di tutte le parole utilizzate che può anche essere usato contro di lui per dargli dell'ignorante.
domenica 23 marzo 2008
..dove vai se a Perugia non ci stai
"Mi dispiace ma io sono io, e voi non siete un cazzo". Lasciatemela citare la celebre frase de Il Marchese del Grillo, al secolo Alberto Sordi, nei panni di un nobile romano ai tempi di Pio VII, un pò sopra le righe e dalla vita gaudente e oziosa. Un pò troppo Freestyle, ma nello spirito ci siamo. Ebbene, in questi giorni "pasquerecci" non poteva mancare un consiglio doc, quella figurina che mi mancava per dare una svolta a certe scelte che non riesco a fare. Nel pieno di una conversazione prettamente "pasqualizia", condita da auguri e auspici del caso sul tempo e facezie varie, un conoscente mi fa notare alcune cose sul mio futuro lavorativo, professionale, simil giornalistico. In buona sostanza, il discorso mi è stato esposto in modo molto decorato ed elegante, ma la nuda sostanza era questa: una cronista che conosce benissimo il suo territorio ha molte meno chances di entrare ..dalla porta principale di una che abita e lavora a
Perugia. Ergo, a volte "è meglio essere bravi ad Atene, che meno bravi a Roma". Insomma, tanti bei complimenti, ma alla fine se non parli perugino non vai lontano.
Perugia. Ergo, a volte "è meglio essere bravi ad Atene, che meno bravi a Roma". Insomma, tanti bei complimenti, ma alla fine se non parli perugino non vai lontano.D'accordo il Trasimeno non è Perugia, non ci sono i professoroni, i Politici con la P maiuscola - ovvero ci prendono casa ma non la usano per rilasciare interviste -, e soprattutto al verde dei centoni o al ciclamino dei cinquecento gira molto più il verde - erba ( e che erba), il rosa dei gerani e il blu del lago che si alza e s'abbassa. Insomma, tanto ambiente (tenuto male) ma poca lana. E' la "provincia" più tenera, quella che conosci solo se vai a cercare le discariche con gli stivali di gomma e ogni volta ti sdegni sempre un pò, quella che ha le strade simili a groviere, dove i marciapiedi hanno mille scalini e il sindaco prende l'auto dei vigili per andare a casa di mammà durante la pausa pranzo. Quella provincia che non trova mai parole, ma chiede solo di essere amata così com'è.
Per una che viene da un paesello in cui mai ci si è confusa, dove sono passati divi e politici, attori e cantanti, e che di notte sembra una rocca incatanta, mentre ritorni a casa per una strada sterrata che costeggia il lago di Porsenna, Perugia rimane un pò stretta.
La "mia" Perugia era quella che guardavo dal terrazzone del quinto piano di via Pellas, un palazzo vecchio che guardava verso casa e non la trovava mai, frugava tra le creste dei palazzi e le ringhiere dei balconi per capire come si potesse vivere una vita arrampicati sul cemento, con una solitudine che non marciva neanche col frigo spento.
Eppure, ringrazio chi mi ha dato questo consiglio, di "rimanere un punto di riferimento per il mio territorio", che poi mio non lo è stato mai. Il lago era un grosso punto azzurro che vedevo dal pullman di ritorno da quella città in collina che amavo ma che non mi concedeva attenzioni. Castiglione era una città dai negozi scialbi e la mia carta d'indentità parlava toscano, un ottimo alibi per rifiutare quel posto noioso. E invece la voglia di volare è sempre tanta, e i conti in tasca non servono a nessuno. Perugia è una città con le vetrine spente, e finché sarà così i miei occhi guarderanno sempre altrove. Ma ai piedi, avrò sempre un bel paio di scarpe colorate.
E con il tacco a spillo.
E con il tacco a spillo.lunedì 4 febbraio 2008
Troppa cacca in questo blog?
Lo sapevate che nella fase anale il maggior piacere del bambino è nel defecare, e che il bambino vede le feci come un regalo ai genitori? Non è fanta-scienza ma il Freud pensiero, e se lo dice lui c'è da fidarsi. Aveva un pò il chiodo fisso degli impulsi sessuali, ma non si può negare che abbia colto in pieno le tendenze del novecento e del nuovo millennio.Ultimamente l'occhio bionico di Trasìmeno Freestyle si è ammalato del morbo di Chron. Avete presente quella rara e ancora poco conosciuta patologia cronica che colpisce l'apparato digerente e che si manifesta come infiammazione in varie parti - dalla bocca all'ano- ? Beh, generalmente si associa a disturbi eterogenei (ancora non troppo bene noti) che alterano le funzioni dell'apparato.

Gli ultimi studi (ammerecani) hanno evidenziato che insorge soprattutto in adulti che, oltre ad esserne soggetti per ereditarietà, siano caratterizzati da scarsa capacità di incazzatura. Insomma, quelli del "mi tengo tutto dentro". Ultimamente anche Trasìmeno Freestyle si è tenuto in bocca molte parole, le ha pesate, ha
sorriso anche quando stava per scappare qualche vaffa.E ora si ritrova con un'incontinenza fecale degna di approfondimento. Per questo, cari internauti, sarà una settimana veramente pesante.
E ci scapperà qualche post fuori luogo, forse. Basta solo un pò di carta igienica..
martedì 8 gennaio 2008
Quando la cronaca nera diventa verde (di vergogna)
simil cronaca di un servizio quasi perfetto.CASTIGLIONE DEL LAGO - Continuano le indagini sulle cause della morte del 59enne di Macchie, Nicola Tedino, il cui cadavere è stato trovato carbonizzato nella porcilaia di una cascina tra Panicale e Castiglione del Lago. Niente sparo di arma da fuoco, confermata la presenza del fucile, e all'ipotesi dell'omicidio si fa sempre più spazio quella del suicidio- malore. I punti oscuri ancora sono diversi, ma domani l'esame autoptico svelerà qualche arcano e depennerà dal blocco degli inquirenti qualche traccia, privilegiando invece le più accreditate di queste ore. E ora viene il lato oscuro del giornalismo. Del mio giornalismo, pardon.
Un servizio raccapricciante e una figura di merda. Sono lontani i tempi de "l'operazione Palliotto", primo servizio di cronaca fatto nel 2005 a Cortona. Nel frattempo ho comprato due telecamere, di cui la più piccola morta, ho fuso il pc fisso e lavoro con due pc portatili per montare i servizi in uno, trasferirli su l'altro con dvd -rw ed infine trasferirli nella rete della tv. Non chiedetemi perché, ho speso 99 euro per un cavo che non fa. Con il 2008 spero di sistemare definitivamente la mia vita tecnologica. Mi manca una parabola in testa e sono a posto.
Il servizio su Tedinno mi era piaciuto: scritto in dieci minuti, letto quasi in una botta, grazie all'intelligente idea di non scriverlo a mano (calligrafia sumera). Eccetto uno sbaglio su una preposizione che non c'era e che io ho messo perché tutto era andato troppo liscio.
Ormai mi conosco.
Ormai mi conosco.Monto il servizio a razzo, il computer è solidale e invia il tutto celermente e zac, arriva il tg.
Prima immagine, e commenti di un ospite nei corridoi della tv "ma che sono i resti del cadavere?"
Oddio, forse ho esagerato con le riprese nella porcilaia, magari qualcuno a casa avrà pure rigettato la cena?! Ma come si fa a pensare che siano i resti di una persona carbonizzata? Non si vede che è fuoco?
Poi, a distanza di una manciata di secondi, sento il conduttore del tg che chiama in regia "ma che è ? Blocca, blocca?" Io zompetto dalla sedia allarmata e vedo la conduttrice del programma precedente che mi guarda stupita in segno di domanda. Nella fase di montaggio da flash gordon avevo lasciato un "ah, ecco", alla fine di una frase.
Il servizio è andato avanti ugualmente, per fortuna senza altri esilaranti colpi di scena, Anzi di bocca, pardon. E ringrazio Moriano che ha modificato il pezzo per la replica.
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