venerdì 28 dicembre 2007

Ventidue euro per una cartolina

GIOIELLA - Un paese international, Gioiella. Alcuni giorni fa su Ebay è stata battuta un'asta on line che ha visto in vendita una vecchia, che dico, antica cartolina che raffigura Piazza San Lorenzo. Una carrozza d'epoca e un gruppetto di persone che fa finta di camminare nella piazza, su consiglio del fotografo (anche oggi funziona così sbaglio?). Lo scatto risale agli inizi del secolo scorso, o almeno questo si può pensare dagli elementi presenti nel campo visivo della cartolina. In tempi di progetti e "piazze nuove" come quella che diventerà la moderna Piazza San Lorenzo di Gioiella, è davvero interessante trovarsi in mano un simile "gioiellino" d'epoca. Il venditore di Ebay è - udite udite - di San Miniato in provincia di Pisa e colui che si aggiudicatola stampa antica , quale unico acquirente, è castiglionese (nickname "Corgna"), a giudicare dal codice di avviamento postale inserito nel suo profilo utente, ossia 06060 (riferito alla data di iscrizione, precedente all'aggiornamento dei codici di un anno fa)
Insomma, ventidue euro più spese di spedizione per far tornare nella terra natia un pezzo di storia. Un gioiello di Gioiella.. scusate il calembour ma mi è scappato?! Ora che ci penso.. se il progetto di restyling della piazza non fosse già pronto, si potrebbe azzardare l'ipotesi di far tornare l'area ai fasti di un secolo fa sulla base di questo reperto storico.. chissà che l'acquirente non sia qualcuno dell'Ufficio Tecnico del Comune..

giovedì 27 dicembre 2007

RIDATECI LA VENERE DI MILO

Post per una bellezza biodegrabile.
"La bellezza salverà il mondo". Quanto ottimismo nell'aforisma di Fedor Dostoevskij (L'Idiota)!

Se il compianto "genio crudele" tornasse a vivere nei giorni nostri, si renderebbe conto che l'ambigua frase ha perso ogni suo contenuto semantico per diventare uno slogan pubblicitario. Di qualche crema miracolosa, di una clinica privata specializzata in liposuzione o stiramenti vari.
Eppure, la cosa che mi angoscia in questo Natale, fin troppo tranquillo per essere foriero di bontà, è che intorno a me vedo fiorire e sbocciare seni floridi come nulla fosse. Passa una settimana e l'esile giunco che collezionava Wonderbra si trasforma in una bambolotta gonfiabile, tanto che a mala pena i bottoni della camicetta riescono a tenere tanto ben di Dio. O ancora, quel decolletè tanto invidiato, che quasi idolatravo perché naturalmente bello, in realtà ha il cartellino della Silicon Valley.

Ragazzi, ma dove è andata a finire la Venere di Milo? "Aridatece" Alessandro di Antiochia e il suo scalpello! Capisco che quando questo fine scultore greco ci ha consegnato la sua splendida creatura non esisteva ancora la Somatoline in crema, non c'era la Sacher, il salamino piccante e nemmeno la Nutella.
Questo corpo, scolpito nel lontano 130 a.C, con un gusto vagamente materno, che non ha nulla di anoressico, ma un seno da coppa di champagne e due fianchi importanti, è ancora il simbolo dell'armonia e del "bello" platonicamente inteso.

Eppure, in questi giorni da nuovo millennio, un seno rigoglioso e gommoso non è un sogno ma una tentazione. Caro Alessandro, grazie per averci dato una lezione di bellezza, di arte e di armonia.
L'augurio è che l'insegnamento rimanga sempre in mente. Ma noi, generazioni del futuro, siamo un pò bizzarri. Spendiamo cifre assurde per comprare i mobili all'Ikea ogni due anni, e disdegnamo i mobili in castagno perché durano e costano troppo. Lottiamo per un ambiente migliore e poi non facciamo niente per ridurre la produzione di rifiuti pro capite.

Cose d'altri tempi, lo so.
Noi abbiamo Victoria, Pamela, Elisabetta Giorgia, Anna, Alba, ma di Venere biodegrabile neanche una. O almeno poche, e senza chance di successo.

mercoledì 26 dicembre 2007

EX SAI AMBROSINI. UNA "STORIA SAPONOSA". un menage a tre tra Provincia, Comune di centro destra e opposizione

Occorre una premessa. Nel 2008 Passignano vedrà il rinnovo di giunta e consiglio, con la nuova tornata delle amministrative. E il centro destra, attualmente al governo, ha quasi completato il programma elettorale, manca solo il progetto di recupero per l'ex Sai.

Caro figliuolo, qui una volta era tutta campagna elettorale.
PASSIGNANO - "Questo è il Natale della Sai", ha detto l'assessore al Bilancio Nazareno Bianconi, durante il consiglio comunale prenatalizio in cui si sarebbe approvato il piano di recupero per l'area dell'ex Sai Ambrosini. Il progetto sostanzialmente è sempre quello. E ci tiene a precisarlo, il centro destra, per evitare che le forze politiche avversarie cavalchino l'onda del "vedi, te l'avevo detto". Così, all'indomani del consiglio, sulla stampa (solo Giornale dell'Umbria e Corriere dell'Umbria) esce la notizia che l'assise ha dato l'ok al piano di recupero con i voti favorevoli della sola maggioranza (of course), quello contrario della capogruppo dell'opposizione, Alba Cavicchi, e l'astensione dell'"altra sinistra" di Faliero Coccolini. E scatta l'ira di Dio, perché l'evento eccezziunal verament non ha avuto la meritata risonanza mediatica. E soprattutto con i "nomi" giusti. Non si fanno queste cose nell'anticamera della campagna elettorale. Si, proprio in questo "non luogo" della dialettica politica, dove si decidono - in buona sostanza e anche materialmente - le azioni per la campagna ufficiale che impegnerà i tre mesi precedenti le elezioni amministrative. D'altro canto, però, la sinistra era stranamente e casualmente a letto con la febbre, sia la consigliera Pasquali che Pinaglia. Con un ulteriore seggio vuoto (quello di Trinari), tra i banchi dell'opposizione era seduta una abbacchiata Cavicchi, che non ha sfoderato un discorso brillante, e un Coccolini dal pensiero bitorsoluto e mastelliano, che s'è pure beccato una strisciata dalla capogruppo Cavicchi.

UNA STORIA SAPONOSA
Assume sempre più i contorni di una soap opera la storia della Sai. Almeno per le vicende che hanno interessato l'ultimo biennio. "Un intrigante menage a tre tra la Provincia, il Comune di centro destra e l'opposizione di centro sinistra", potrebbe annunciare la voce narrante fuori campo. E poi parte la sigla con i titoli del cast.
Le foto degli attori e il copione. Gli habitué di Palazzo Cesaroni dichiarano con occhi posseduti e bava alla bocca che la presidente Lorenzetti imponga ai giornalisti Rai le domande da fare, e che non si sgarri di una virgola. (A me, piccola e insignificante reporterina di una emittente locale ha lasciato carta bianca, ma sulla questione sicurezza ho bypassato perché avevo mal di stomaco e volevo andarmene a casa mia.Pardon) Nei palazzi comunali del Trasimeno qualcuno pensa di poter fare altrettanto, forse perché a volte il rapporto di collaborazione tra un politicante locale e il collaboratore di una testata giornalistica è molto più umano e schietto di quello che si respira nei locali della politica d'alto bordo. Più la poltrona scotta, più si stringe la maglia tra gli interlocutori pubblici. "Non mi hai citato" mi sono sentita dire, con voce scocciata assai, all'indomani dell'uscita dell'articolo sul piano della Sai approvato. E per di più senza una foto. Scusate se ho dato spazio al progetto, misero protagonista della telenovela!

Il cast. Dopo la bocciatura da parte della Provincia (era il due aprile scorso, delibera n° 171), il Comune ha ventilato l'ipotesi di fare ricorso al Tar, ma il buon senso politico ha prevalso, per entrambe le parti. Si ricordi che in mano alla giunta passignanese c'è una lettera firmata dalle forze politiche di centro sinistra e indirizzata ai presidenti di Regione e Provincia, affinché si ravvedessero della questione e del fatto che la Cdl stava prendendo "la mira" sul bersaglio della Sai. Insomma, sindrome berlusconiana del complotto a parte, o inciucio al modo della sinistra, sta di fatto che sono ripartite le trattative tra Provincia, Comune, società proprietaria dell'area Sai e con la presenza straordinaria della Soprintendenza (sai com'è, a certi ospiti e sempre meglio ar vedere prima la casa..).
I numeri di produzione per la Sai. Il progetto è una rimodulazione di quello presentato alla cittadinanza ad aprile con una differenza di volumetria complessiva di 30 mila mc in meno: dai precedenti 201 mila metri cubi si scende a 172 mila, ripartiti in 92 mila 202 per l’area residenziale, 63 mila 759 per il commerciale/direzionale, 18mila per la destinazione turistica e produttiva. Quello che desta un simpatico interesse e fa tremare il sorriso sotto i baffi è il "colpo di gomma" della Provincia. Dalla pianificazione iniziale l'Ente ha cancellato la parte demaniale, che dovrà essere definita in modo più chiaro. Via la piazza acquatica, il pontile (sarebbe stato il terzo a Passignano) e la darsena dalla zona ad uso turistico. Nel capannone più imponente sorgerà al primo piano un centro commerciale, al secondo un auditorium per congressi, e al terzo un giardino pensile, mentre nelle immediate pertinenze sarà realizzato un parcheggio da 800 posti. Infine, l’anfiteatro è stato ridisegnato rispetto alla disposizione originaria, come anche alcune delle palazzine dell’area turistica, ma è rimasta invariata l’altezza complessiva degli edifici, non superiore ai 12 metri e mezzo.

Ai numeri vanno aggiunte le milioni di parole che ancora dovranno essere scritte sui passaggi burocratici futuri - perchè l'iter ora prevede che il piano approdi in Provincia.
E se si verificasse una seconda bocciatura?
L'ottimismo, specialmente quello politico, non è mai infondato..














giovedì 20 dicembre 2007

Chi l'ha visto? Martac desaparecido


Abbiamo perso un collaboratore di Trasìmeno Freestyle! Chiunque lo abbia visto contatti la simil redazione! Ci hanno inviato questa foto. Che sia stato rapito?

DUE MILIONI DI REGALI SOTTO L'ALBERO AL TRASIMENO.

"Non sono affari che la riguardano", mi ha risposto una signora al telefono. La domanda era: "Ha già pensato a quanto spenderà per regali e pranzo di Natale?", quesito di un sondaggio telefonico che ha interessato 30 persone del comprensorio lacustre. Domanda inopportuna o emotivamente acre?
Signora, è Natale, stia tranquilla, passerà presto dal giovedi successivo (il 27) potrà tornare a digrignare i denti per le beghe quotidiane, i grandi problemi e le in****** familiari.
Sette giorni l'anno mi sembra un tempo accettabile per sopportare un pò di sana gioia. N'est-ce que pas signò?

(da Il Giornale dell'Umbria del 16 dicembre)
CASTIGLIONE DEL LAGO - Sotto l’albero le bollette, le rate del mutuo da pagare e i rincari per le spese domestiche fisse, cioè luce, acqua e riscaldamento. L’alter ego del Natale in riva al lago sembra essere questo, a quanto emerge da un’intervista telefonica su un campione di 30 famiglie del Trasimeno a cui è stato chiesto quanto avrebbero speso per regali e pranzo (o cena) del Natale. Come tutte le statistiche, i dati restituiscono un quadro verosimile, una panoramica interessante sulle abitudini della popolazione. Soprattutto in un periodo come le festività natalizie, tra i più difficili per il portafoglio. Fuori le vetrine sfavillanti dei negozi, dentro casa la cinghia è sempre più tirata e per alcuni il giorno dell’Avvento diventa, con una punta di amarezza, una data qualsiasi in calendario. Sulla base delle risposte fornite dalle trenta famiglie intervistate, abbiamo azzardato una cifra che traduca – sempre statisticamente – il budget complessivo che le famiglie degli otto comuni lacustri spenderanno per i regali di Natale. Finiranno “incartati” tra coccarde e lustrini circa due milioni e 368 mila euro, mentre per il pranzo la cifra si dimezza, ma è risultato meno facile rielaborare le risposte fornite in una cifra. Per effettuare il calcolo è stata moltiplicata la media tra ciascun budget di spesa dichiarato dagli intervistati, per il numero complessivo di nuclei familiari registrati all’anagrafe (fonte Istat 2005). Insomma, due milioni e 368 mila per le 22 mila 223 famiglie che vivono nel comprensorio lacustre, ciascuna delle quali metterà sotto l’albero poco più di 106 euro in regali. Tra i trenta intervistati solo sei lasceranno sotto l’albero oltre 200 euro, mentre undici si fermeranno al centone. C’è anche qualche spudorato, che sostiene di “aver deciso di eliminare qualsiasi budget si spesa e di acquistare regali per amici e parenti senza veti al portafoglio”, un caso estremo che vede al secondo posto una signora castiglionese generosa, che per Natale “investirà” in regali per i bambini una cifra come 600 euro, ma “per i nipoti sarei disposta a spendere anche la pensione”. Già, la pensione: è la prima unità di misura per calibrare le spese delle feste. Nel sondaggio tredici famiglie hanno risposto che non solo non faranno nessun regalo, ma anche il banchetto dell’Avvento sarà parsimonioso e con piatti fatti in casa. Quando la tradizione si sposa con l’esigenza. Dall’altra parte c’è chi al regalino non rinuncia proprio. Curioso in tal senso l’atteggiamento degli spartani che non faranno regali ad alcuno, ma solo ai bambini, consegnando loro una bustina con qualche soldino o un giocattolo. E se proprio occorre fare un regalo, è meglio se si tratta di beni alimentari, dolci natalizi, insaccati o la classica bottiglia di vino buono, meglio se fatto in casa. Il fai da te sarà il piatto forte anche in tavola: la media del pranzo oscilla tra i 100 e i 150 euro. Banditi cibi esotici o costosi, se la famiglia non è numerosa si rimane facilmente sotto questa cifra, magari lasciando qualche spiccolo per una buona marca di spumante con cui brindare a tempi migliori.

..tutti siamo un pò dei piccoli fiammiferai..

Natale, non è mica solo regali e "siamo tutti più buoni". La simil redazione di Trasìmeno Freestyle vi propone qualche riga su cui riflettere, poi potrete riprendere la vostra navigazione in Internet a lla ricerca di notizie, regali, siti interessanti. Sotto il maglioncino della Ralph Lauren ( quello col "cavallone" lanciato due anni fa) siete dei piccoli fiammierai anche voi. Si anche tu che stai pensando a cosa mettere il giorno di Natale che non sia tremendamente scontato, o cosa abbinare alle calze grigie in tricot.
Buon Natale ai tutti voi, fashionisti, globe trotter, quel pizzichino anarchici e pure eco chic, ecco lasciatevi sempre un fiammiferino in tasca..almeno in questi giorni teneri e caldi soffocati dalle luci e dalle vetrine ammiccanti.
(dedicato a mia nonna Lidia)

La piccola fiammiferaia - di Hans Christian Andersen

Era l'ultimo giorno dell'anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva potuto tenere per molto tempo, essendo troppo grandi per lei e già troppo usate dalla madre negli anni precedenti. Le pantofole erano così sformate che la bambina le aveva perse attraversando di corsa una strada: una era caduta in un canaletto di scolo dell'acqua, l'altra era stata portata via da un monello. La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio grembiule un gran numero di fiammiferi che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte. Per la piccola venditrice era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote. La bambina aveva molta fame e molto freddo. Sui suoi lunghi capelli biondi cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti si diffondevano nella strada; era l'ultimo giorno dell'anno e lei non pensava ad altro! Si sedette in un angolo, fra due case. Il freddo l'assaliva sempre più. Non osava ritornarsene a casa senza un soldo, perché il padre l'avrebbe picchiata. Per riscaldarsi le dita congelate, prese un fiammifero dalla scatola e crac! Lo strofinò contro il muro. Si accese una fiamma calda e brillante. Si accese una luce bizzarra, alla bambina sembrò di vedere una stufa di rame luccicante nella quale bruciavano alcuni ceppi. Avvicinò i suoi piedini al fuoco... ma la fiamma si spense e la stufa scomparve. La bambina accese un secondo fiammifero: questa volta la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola ricoperta da una bianca tovaglia sulla quale erano sistemati piatti deliziosi, decorati graziosamente. Un'oca arrosto le strizzò l'occhio e subito si diresse verso di lei. La bambina le tese le mani... ma la visione scomparve quando si spense il fiammifero. Giunse così la notte. "Ancora uno!" disse la bambina. Crac! Appena acceso, s'immaginò di essere vicina ad un albero di Natale. Era ancora più bello di quello che aveva visto l'anno prima nella vetrina di un negozio. Mille candeline brillavano sui suoi rami, illuminando giocattoli meravigliosi. Volle afferrarli... il fiammifero si spense... le fiammelle sembrarono salire in cielo... ma in realtà erano le stelle. Una di loro cadde, tracciando una lunga scia nella notte. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta. La vecchia nonna le aveva detto spesso: Quando cade una stella, c' è un'anima che sale in cielo". La bambina prese un'altro fiammifero e lo strofinò sul muro: nella luce le sembrò di vedere la nonna con un lungo grembiule sulla gonna e uno scialle frangiato sulle spalle. Le sorrise con dolcezza.- Nonna! - gridò la bambina tendendole le braccia, - portami con te! So che quando il fiammifero si spegnerà anche tu sparirai come la stufa di rame, l'oca arrostita e il bell'albero di Natale.La bambina allora accese rapidamente i fiammiferi di un'altra scatoletta, uno dopo l'altro, perché voleva continuare a vedere la nonna. I fiammiferi diffusero una luce più intensa di quella del giorno:"Vieni!" disse la nonna, prendendo la bambina fra le braccia e volarono via insieme nel gran bagliore. Erano così leggere che arrivarono velocemente in Paradiso; là dove non fa freddo e non si soffre la fame! Al mattino del primo giorno dell'anno nuovo, i primi passanti scoprirono il corpicino senza vita della bambina. Pensarono che la piccola avesse voluto riscaldarsi con la debole fiamma dei fiammiferi le cui scatole erano per terra. Non potevano sapere che la nonna era venuta a cercarla per portarla in cielo con lei. Nessuno di loro era degno di conoscere un simile segreto!

martedì 18 dicembre 2007

COCA E FUMO IN TABACCHERIA

(questo post lo dedico al mio "amico" Igor, se mai capiterà da queste parti)
La Cocacola Company corteggia la Fit con una bibita dalle mille bollicine, e l'accordo è presto fatto. La Federazione Italiana Tabaccai ha siglato una convenzione con il famoso brand per la commercializzazione e la rivendita dei suoi prodotti, alla luce della nuova normativa in termini di tabella speciale per i tabaccai. In sostanza, con questa firma dal sapore dolce, gli associati Fit che aderiranno all'iniziativa, potranno avere una frigovetrina in comodato d'uso per esporre i prodotti targati "Coca Cola". Si chiama vendita d'impulso. Del Tipo: "vorrei un pacchetto di Camel", e siccome il cammello fa venire in mente il deserto e questo maledetto gobbuto riesce a trattenere liquidi per lunghi viaggi, e io no, "mi prendo anche una coca, anzi una Kinley (acqua tonica del marchio, ndr) così digerisco, sa ho mangiato i rosticini con le patate e ora ce l'ho tutti qua..".

Ma non solo. La convenzione con la benemerita Coca Cola permetterà alla categoria di vendere i prodotti con un 2% di sconto rispetto al prezzo di mercato per "essere più competitivi".

Senza molti fronzoli, vorrei consigliare a tutti i tabaccai di provare questa esperienza eccitante (in tutti i sensi). All'inizio è vantaggiosa, poi il retail della Coca e dei suoi "gasatissimi" rappresentanti se ne infischierà delle vostre prerogative e comincerà a corteggiare anche la boutique alla vostra destra, la coiffeur alla vostra sinistra, perfino il negozio di animali dirimpettaio alla vostra attività. E a quel punto quel 2% in meno racconterà la stessa storia della riduzione dell'aggio per le ricariche telefoniche dopo la lenzuolata di Bersani.

Capisco che ampliare il proprio portafoglio prodotti - oggi - è indispensabile per sopravvivere ma non condivido questa scelta. Si critica aspramente l'american life style, consumista, a volte foriero e testimone di un disagio notevole a più livelli. Poi però le scelte politiche ed economiche - dalla stanza dei bottoni al tavolo del manager - sono sempre orientate a far produrre, vendere, consumare.
In farmacia trovi lo smalto della Deborah, dal macellaio la zuppiera in porcellana da regalare alla zia per Natale, e mentre ti stai facendo una piega dalla parrucchiera ti vendono l'olio novello biologico di produzione propria (una bottiglia è esposta alla cassa).
Eppure pensavo di stare in Italia, e non in uno di quei shop in the shop che si vedono nei film made in America.

Ma mi rendo conto che la mia posizione potrebbe essere fraintesa, rischio di sembrare una spia della Reboc, comitato internazionale per il boicottaggio della Coca Cola. Ce n'è uno anche Castiglione del Lago, ma ho visto che i suoi associati si vestono con le Nike ai piedi. Bella roba.
In fondo, come diveva Vasco, bevi la Coca Cola, che ti fa digerire...