venerdì 30 novembre 2007

TACCUCCI- SONAGLIA: I BLUES BROTHERS DEL GIORNALISMO

Ecco alcune foto del duetto Marco Taccucci - Andrea Sonaglia, all'opera nel pre, durante e post partita. Scatti rubati in occasione della prima uscita in trasferta del Perugia nella "Città dei fiori", nome d'arte di Pistoia . (Lo zoo ormai è un'immagine logora e politicamente scorretta).














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Tra sigarette e alcool (nella bottiglietta d'acqua è vodka), i due giornalisti sportivi si danno da fare sugli spalti. Forse perchè per guardare le partite del Perugia e ricordare le glorie di qualche anno fa ci vuole un piccolo anestetizzante..







LA PROVINCIA DI AREZZO IN UMBRIA

Venghino lor Signori, venghino..
AREZZO - Avreste mai pensato di dire ad un aretino: va là che te sei umbro!
Non pensateci neanche. Chissà se questo "pensiero stupendo che nasce un poco strisciando" è passato anche per la testa di Massimiliano Lachi, capogruppo Udc in consiglio provinciale, promotore di una alquanto singolare mozione: "staccare la provincia di Arezzo dalla Regione Toscana a quella dell'Umbria". Perché? Lachi afferma che negli ultimi anni le scelte strategiche della Regione Toscana abbiano portato Arezzo ad una voluta marginalità rispetto al territorio regionale, a vantaggio invece delle province costiere e di Firenze (scusi se è l'onorevolissimo capoluogo di regione). Tant'è che nell'esecutivo regionale, lamenta Lachi, non c'è alcun rappresentante per la provincia di Arezzo.
Inoltre - argomenta il consigliere dell'Udc - Arezzo e l'Umbria sono legate da interessanti e privilegiate relazioni di tipo commerciale e sul piano culturale, senza contare che molti studenti aretini scelgono l'Università degli Studi di Perugia per il loro percorso formativo post maturità. E l'aeroporto perugino, dove vogliamo metterlo? Vogliosi come sono gli aretini di viaggi ed esperienze di vita da raccontare, lo scalo di Sant'Egidio è molto più abbordabile sotto vari punti di vista.
Insomma, cari concittadini di "Piero", qui ci vuole un referendum per scegliere se rimanere con mamma toscana o andare con l'Umbria francescana. La Costituzione della Repubblica Italiana dà una mano in tal senso: art 132, comma 2, che dà facoltà alle Province e ai Comuni che ne facciano richiesta di essere staccati da una Regione ed essere aggregati ad un'altra.

Ci pensate, ai tifosi dell'Arezzo che fanno il derby col Perugia al Curi?

E ancora, l'economia aretina quanto potrebbe influire - e confluire.. - in quella umbra - perugina?

Infine: l'entrata di Arezzo nel cuore verde d'Italia potrebbe portare una ventata di new fashion style nella vita degli umbri, tipo negozi cool per tutte le tasche, stilosismi vari ad ogni ora del giorno, anche per le casalinghe?

Carissimo avvocato Lachi, l'idea è giovanile, dinamica ma un tantino visionaria. Come farà a raccogliere le 500 mila firme contemplate dal citato articolo della Costituzione? Mica prometterà a tutti i firmatari prosciutto di norcia, tartufo, fagiolina del Trasimeno e cipolle di Cannara a volontà ? Perché le assicuro che da Piazza San Francesco ad Arezzo l'Umbria è tanto amabile, ma agli occhi degli aretini lo è ancora di più se rimane tutto così com'è.
Poi vaglielo a spiegare ai cortonesi che sono umbri..

domenica 25 novembre 2007

UN TG AL GIORNO TOGLIE L'APATIA DI TORNO

Alla faccia del wild rose n°37.
Nell'omeopatia il Fiore di Bach che corrisponde al n°37 è Wild Rose, ovvero un composto a base di Rosa Canina (prevalente), Rosa Selvatica, Eglantier, e Rosa Silvestre. L'essenza è indicata per chi "è stato deluso dalla vita e dagli affetti e non vuole correre il rischio di soffrire ancora". E fa riferimento ad uno stato emotivo negativo, con perdita della motivazione e di interesse, sofferenza per l'aspettativa delusa, rassegnazione, fuga accettazione passiva, abulia e scarsa vitalità, senza che venga compiuto alcuno sforzo per migliorare la situazione delle cose. Insomma, un vero disastro.
Assumere alcune gocce del composto (su consiglio dell'erborista o naturopata) aiuta a riacquisire quell'equilibrio interiore perduto, trasformando l'abnegazione in dedizione. Del resto, alla pianta di Rosa Canina sono state riconosciute proprietà terapeutiche contro la cosiddetta "rabbia" sin dall'antichità, in barba agli atei dell' omeopatia.
Controindicazioni. Al giorno d'oggi l'utilizzo delle piante medicinali è piuttosto convulso e confuso. Gli stessi erboristi spesso sbagliano a consigliare essenze di Fiori di Bach ai propri clienti e più di una volta mi è capitato personalmente di vedere l'esercente leggere le indicazioni nella brochure di "Aboca" - famosa casa produttrice locale - per capire quali sintomi e quali benefici fossero associati all'una o all'atra essenza. E vendere prodotti per deduzione. Un'erborista da dieci e lode? "L’ape contadina" in via Leonardo da Vinci a Chiusi Scalo, poche parole per un acquisto mirato.
Casi di sovradosaggio. Non sono affatto sporadici, né quelli relativi ad un cattivo utilizzo di più essenze contemporaneamente, con effetti collaterali deleteri per il già fragile sistema nervoso di chi le assume. Deleteri anche per il portafoglio, considerati i costi di ciascun flaconcino, tra i 9 e i 10 euro l'uno. La cura generalmente si protrae per alcune settimane a stillicidio, tante gocce al dì quanto è alterato lo stato emotivo del vostro essere.
Cure alternative. Da autodidatte potrebbe capitarvi con molta probabilità di assuevarvi a questo venenum di buona salute psichica, alterando completamente le normali oscillazioni del vostro umore giornaliero. Senza quelle goccette il mondo non gira per il verso giusto? Siete arrivate al capolinea, buttate via tutto l'armamentario da piccolo alchimista delle emozioni positive.
Ebbene, per uscire dal tunnel ho scoperto un'eccezionale contro-cura: buttarsi in pasto ai media.
E' un pò come uscire in mutande fuori dal camerino di prova in un grande centro commerciale, ma alla fine ci si sente meglio. E la timidezza finisce col perdersi in un flacone di vetro da 30 ml col contagocce.

giovedì 22 novembre 2007

sintomatologia da lapsus informatico.

La simil-redazione di Trasìmeno Freestyle ha voluto giocare un pò, e come potrebbe essere altrimenti? Diciamo che per una settimana ha lasciato "decantare" un post che riportava un'errata corrige grande quanto quei brufoletti che escono appena al limitar della guancia dopo due giorni di gozzovigliamenti nervosi. Nessuno dei fugaci frequentatori del blog ha sottolineato l'errore, forse perché le pallavoliste nude in rete vanno via come il pane. O ancora, qualcuno l'avrà notato, ma in fondo una dose massiccia di campagna elettorale in tempi non troppo sospetti (ancora..) non desta molto scalpore.
Ebbene, credo che la blogger serezeta dimostri una chiara sintomatologia da lapsus informativo e informatico - visto che ha citato il consigliere forzista Raffaele Nevi intendendo riferirsi a quello di Alleanza Nazionale, Franco Zaffini.
Ma come - vi chiederete - dopo che questi ha fatto tre comparsate corpose su Tef in meno di quattro ore, serezeta come ha fatto a commettere questo scambio di identità?
Effetto della sovraesposizione mediatica dei politici. Alla fine, oltre al senso di nausea sui soliti ritornelli bipartisan, si finisce col rimuovere automaticamente anche il nome dell'ultimo prezzemolino visto in tv..
Terapia d'urto? Se riducessero le poltrone - come se ne parla assiduamente - la maniestazione di certi sintomi da rincoglionimento simil - giornalistico subirebbero una drastica riduzione, n'est-ce que pas?

domenica 18 novembre 2007

FIGLI DI UNA LAUREA MINORE

Post aperto a Enrico Mentana.
Caro Direttore,
da qualche tempo avevo in mente di scriverle queste righe, in riferimento a non ricordo più quale puntata di Matrix, tra le cui poltrone vedeva anche Augusto de Megni.
Ebbene, in chiusura, lei ha chiesto al vincitore della passata (forse, non l'ho mai vista) edizione del Grande Fratello quale facoltà universitaria frequentasse. "Scienze della Comunicazione" le ha risposto il baldo ed educato perugino. "Un altro disoccupato in giro" ha replicato lei con il sorriso. E via la sigla finale della trasmissione.
Lei sa quanti studenti di Scienze della Comunicazione ha sfornato l'Italia? E Perugia? E lo sa che grazie a Facoltà come questa gli atenei si rimpinguano le tasche e le case delle città che aprono le porte ai futuri comunicatori registrano un'impennata negli affitti delle case da capogiro?
Sa, signor Mentana, io mi sono laureata in Scienze della Comunicazione nel marzo 2005: indirizzo istituzionale e d'impresa con una tesi in semiotica da 6 punti (il massimo che concedevano in rari casi a noi figli di una laurea minore) , dopo aver perso tre mesi dietro ad un professore di antropologia culturale che voleva farmi lavorare sulla negritude nella Francia anni '70.
Fuori corso di un anno, ho lavorato di giorno e studiato di notte, e nelle ore notturne ho partorito anche la tesi finale. A grandi salti, perché se facevo le quattro di mattina all'indomani dovevo essere in piedi al massimo alle 7 e mezza.
Alle giornate di presentazione dei master in comunicazione e marketing aziendale (del settore moda) ho incontrato in media solo quattro studenti di Scienze della Comunicazione e uno di Economia, per il resto decine di Giurisprudenza e Lettere Moderne. Che a fronte di 17 mila euro di spesa i presentavano con senza alcun bagaglio di organizzazione aziendale e marketing.
Passi per Lettere, la facoltà dei futuri disoccupati è nata per gemminazione proprio da Lettere e questa branca universitaria continua aproteggerla sotto le sue penne. Ma non trova singolare che uno studioso in Legge voglia fare all'improvviso il comunicatore?

Prima del boom della comunicazione e informatizzazione a tutti i costi - quando il mestiere era ancora molto legato all'aspetto della manualità - non si diceva lo stesso degli iscritti a Scienze Politiche e Filosofia? I primi - ho sentito dire addirittura a momento della mia iscrizione nel 1999 - erano quelli "che non avevano voglia di fare niente e che pertanto sceglievano questo percorso ". Ma tant'è che la facoltà è stata da sempre la culla formativa di politicanti e giornalisti. Forse dava poche attitudini pratiche ma offriva un campo conoscitivo molto ampio per certe professioni. I filosofi invece erano candidati alla carriera dell'insegnamento, a meno che non fossero migrati nel mondo dei master post laurea con un bagaglio estremamente teorico da minimizzare..
Poi, nell'era della comunicazione pervasiva, anche gli antropologi e i filosofi sono stati definiti "figure importanti" all'interno di una azienda, per il loro potenziale contributo conoscitivo sul piano delle relazioni intra aziendali.
Insomma,dove vogliamo metterli tutti questi studenti di Scienze della Comunicazione?
Nel campo del giornalismo? Le confesso che non sono figlia di giornalisti, né nella mia famiglia vi sono personalità influenti a cui posso affidarmi per trovare un lavoro in questo settore o tali da farmi entrare in qualche scuola per "imparare a fare il giornalista". Suo padre che lavoro svolgeva, se non sono troppo indiscreta? Mica avrà vissuto anche lei un periodo di prigionia da bambino?
Forse l'unica speranza di trovare un lavoro meno precario di quello che si prospetta per tutti gli studenti di Scienze della Comunicazione, l'unica che si desume dal suo intervento inopportuno, è partecipare alle selezioni del Grande Fratello insieme agli altri 4000 ragazzi che ambiscono a diventare come Augusto De Megni. Un'ospite nella sua trasmissione che non sarà mai disoccupato, che non dovrà spendere sei mesi di stipendio per comprarsi una telecamera professionale per lavorare. E cercare di dare un senso ad una laurea che serve solo a riempire le università di illusi. Intendeva dire questo, sbaglio?
Però, caro Mentana, è giusto che sia così. Che l'accesso all'università sia libero per garantire la libertà di studio a tutti, anche a quelli che non hanno papà importanti o accoliti più efficaci delle agenzie interinali. Insomma, perché tutti possano avere l'opporunità di intraprendere la professione per cui si pensa di essere portati: un principio molto vicino alla logica dantesca e talmente democratico da essere visibilmente una presa per i fondelli a tutti quelli che ci credono.
La vita dei figli d'arte è molto complessa, mi rendo conto. ma si è mai chiesto se con un altro cognome si fosse trovato a condurre Matrix in un'emittente locale a vita?
Lasciamo stare, signor Mentana, Chiara Geronzi certe gaffe le ha evitate (si rilegga l'intervista su Vanity Fair di un anno fa). La perdono solo perché era in diretta.

venerdì 16 novembre 2007

FINI E MELONI "CARAMELLE POLITICHE" A PASSIGNANO

(le foto sono state volutamente collocate a destra)
PASSIGNANO - Della serie "mutevole è il senso politico delle cose". Facciamo un passo indietro nel tempo, al 26 settembre scorso. Arriva in piazza Garibaldi (pensa te) nel centro di Passignano il presidente di An Gianfranco Fini, accompagnato dai massimi vertici regionali e locali del partito. Sotto il palco un corteo di circa 700 anime dal cuore tricolore. Quasi due mesi dopo, il 16 novembre, nel lungo lago approda la giovane e grintosa Giorgia Meloni, vice presidente della Camera, asso nella manica di An. In mezzo a queste due date e quale cornice politica il rapporto tra Forza Italia e Alleanza Nazionale in seno alla giunta e al consiglio comunale. Direi un microcosmo politico di quello che succede nel più ampio quadro nazionale.
Lunedi 12 novembre: si riunisce l'assemblea cittadina e fa scalpore l'uscita dall'aula di due assessori di Alleanza perché non condividono l'approvazione di un punto all'ordine del giorno, riguardante una variante al Prg.
Caso politico. Sollevato, naturalmente dalla capogruppo dell'opposizione, la diessina e aspirante sindaco Alba Cavicchi, e dalla spalla destra Nadia Pasquali, militante in Rifondazione Comunista (o forse Comunisti Italiani?).
Sicuramente dal punto si vista dell'assetto politico il gesto ha un significato lampante, quanto sulla gravità arrivare a dire che la maggioranza è in crisi ce n'è. Certe poltrone, si sa, hanno un magico potere collante al deretano di chi vi siede.
E' infatti risaputo che all'interno della Cdl Forza Italia si è imposta con maggiore incisività - un pò per il suo specifico corredo politico - e alla fine le redini del carro risultano in mano ad alcuni elementi, che di fatto hanno giocato le loro carte egregiamente. I forzisti si spicco non si dimenticano però dei crediti politici acquisiti alle amministrative del 2003. E così, ogni qualvolta sia necessario, menzionano nelle iniziative e nelle determinazioni dell'amministrazione i fedeli compagni di viaggio, "per non ricevere lamentele". La prossima tornata elettorale sarà a primavera 2008, ora si inizia a giocare sul serio.
Alla luce di tutto questo risulta particolarmente curioso il collegamento tra le piccole scaramucce di partito all'interno dell'unica giunta di centrodestra del Trasimeno e la presenza di certi personaggi importanti a Passignano. Fini e la Meloni, appunto, Entrambi di Alleanza Nazionale. "Caramelle politiche" prodotte a Roma nella pregiata confetteria "An", con effetto lenitivo, emolliente e soprattutto calmante per lo spirito e il bruciore di stomaco.

mercoledì 14 novembre 2007

UN NOTO AMATO SCONOSCIUTO

CITTA DELLA PIEVE - Quante volte vi è capitato di andare ad un esame - non solo universitario, della vita in generale - e non aver studiato? Lasciamo stare le statistiche, personalmente perderei la faccia. Beata improvvisazione e irrazionalità, in certe frange della vita ti protegge il culetto in guanti fatti del miglior velluto rosso. E quante belle sorprese ti riserva di cui meravigliarti, ancora, come un bambino.
L'intervista. Arrivo trafelata al Teatro "Accademia degli Avvaloranti" di Città della Pieve, dopo un'intervista all'assessore Gorello sul piano di contenimento acustico che presto l'amministrazione adotterà in consiglio. Dalla burocrazia di Palazzo Fargna mi ritrovò immersa nell'arena del teatro, illuminata da una luce tipo Rossana che non riesco a fissare neanche nella telecamera. Domenica 18 novembre sul palco del Teatro sarà in scena "Una Tragedia Italiana", firmata da Corrado Augias e Vladimiro Polchi, per la regia di Giorgio Ferrara. E' la trasposizione scenica dell'affair Aldo Moro, in un linguaggio narrativo innovativo, tra il teatro documento e le commistioni di genere. Martedi pomeriggio, in anteprima, regista e attori si sono presentati al pubblico, con qualche pillolina sullo spettacolo.

E che ne so. Entro e l'incontro è già in corso. Sotto il palco Paolo Bonacelli fiero come un Giove, e un ragazzo dall'aria cresciuta e familiare che indossava un maglione dai filati color carta zucchero. In platea due file di ragazzi e molti amanti del genere teatrale. Seduto in prima fila il regista. Appena finiscono le domande e le risposte (momento sempre fortemente atteso), mi precipito con tutto l'armamentario nei camerini, per una "battuta" sul niente. Non mi ricordo chi interpreterà Moro, non ho seguito l'incontro perché pensavo a come organizzare il lavoro in due ore, spostamenti vari interregionali. E non sono affatto preparata sul teatro. Non ho nemmeno letto la didascalia nella brochure per mancanza di tempo.
Il camerino del figlio. Un minuto per Bonacelli e un minuto per l'altro attore, che si chiama Lorenzo.. Lorenzo Amato. Vi ricordate dello schivo Franz ne "I ragazzi del Muretto"? Ebbene, cari telespettarori, dopo sedici anni è qui per voi. Amato ha debuttato in questa fortunata serie televisiva, dove revitavano ragazzi sconosciuti al grande pubblico e alle prime armi. Riassumendo: ha girato numerose fiction televisive, ha una lunga esperienza di regista e attore, riesce a coinvolgere il pubblico con una comunicazione affabile ed è molto riseervato nel privato, soprattutto davanti ai microfoni. Diciamo riservato, sono buonista. Perché qualcun altro al mio posto avrebbe detto troppo impegnato per rispondere alle domande di una "giornalistina" tuttofare.
Non mi basta. Devo sapere cosa ha scritto e cosa ha interpretato Lorenzo Amato, mi serve per dargli uno spessore professionale più ampio delle percezioni personali sulla sua affabilità dialettica. Metto in moto il motore più famoso del mondo e clicco su un articolo della "Stampa", un'intervista a Lorenzo Amato e alla sua carriera.."nonostante mio padre". Sarà mica Giuliano Amato? E la conferma arriva dal secondo sito cliccato, dedicato ai figli d'arte. E allora ne avrei trovate di domande interessanti da fare..